VITIGNI RARI DI TOSCANA - una storia ancora tutta da scrivere


Sembra soltanto ieri quando, il mio boss del corso (sempre sia lodato!!!), poco prima dell’esame finale di sommelier, ci avverte tutti: “attenzione ragazzi, preparatevi bene sugli autoctoni toscani, perché il Carmassi ci martella!”

 

Che noia, pensai!!! Ma come, non basta aver studiato tutte le 78 DOCG italiane, con i suoi vitigni e caratteristiche, molte DOC, approfondimenti vari sui vini vulcanici, di costa, di sabbia, di terra, di cielo e chi più ne ha più ne metta? Non basta sapere i collegamenti fra i vari vitigni del mondo e come sono chiamati localmente? Non mi basta studiare Marlborough senza confonderlo con una marca di sigarette? Che mi interessa di questi vitigni destinati all’oblio di cui nessuno si cura? D’altronde, se sono stati scartati dalla storia, ci sarà stato un motivo, no?

Questi erano i miei pensieri, una settimana prima dell’esame finale, credo comuni al 99% di noi ignari e giovani aspiranti sommelier, che iniziavano ad affacciarsi, senza troppe armi in mano, a questo meraviglioso mondo.

MAI avrei pensato che, a distanza di pochi mesi, quei noiosi nomi, quei vitigni semisconosciuti, sarebbero diventati una mia passione!

Quante varietà abbiamo in Italia, quanti sapori, quante storie, perfino quante leggende si nascondono dietro alcune di loro!

 

La nostra di storia, di italiani, è fatta di diversità, il nostro è sempre stato un popolo caratterizzato da campanilismi, comuni, piccoli regni, grandi e piccole differenze che hanno lottato secoli per cercare di trovare fra di loro una certa convivenza. Pur mantenendo ognuno le sue distintive peculiarità. Il suo bello.

Lo ritroviamo nei dialetti, lo ritroviamo nel cibo, lo ritroviamo nel modo di vivere e di pensare, lo ritroviamo ovunque.

Ecco, il mondo del vino non fa assolutamente differenza. Questo microcosmo di biodiversità, di caratteristiche uniche, che si sono adattate nei secoli in modo del tutto casuale (ma sarà stato davvero il caso?) a particolari luoghi, a particolari genti…

È il nostro tesoro genetico, un tesoro da proteggere ad ogni costo, che rende l’Italia così unica.

 

Un cenno storico non deve mai mancare ovviamente.

Ed è interessante notare il parallelismo fra le migrazioni degli uomini con le migrazioni dei vitigni, nel mondo.

Tutto parte dal Medio Oriente, quando era al centro del mondo, quando era il centro da cui tutto nacque. Come son lontani quei tempi! Ma anche bello trarne insegnamento, poiché, nel nostro percorso ciclico, tutto scorre, ma anche tutto ritorna. Mai pensare di meritare un posto che la storia e solamente la storia ci ha casualmente assegnato!

Poiché tutto evolve e tutto cambia. Per la vite, così come anche per l’uomo.

Legati indissolubilmente, l’uomo e la vite: l’uomo che emerge dalla barbarie quando impara ad addomesticare la vite e trarne vino. Che bellezza, ma anche quanti insegnamenti! Il vino che diventa così parte integrante di tutte le culture dei popoli moderni e delle sue religioni, dei suoi miti, delle sue leggende.

Studiare le origini dei vitigni ed i suoi percorsi, è un po’ come studiare le origini dell’uomo.

Interessante il percorso di alcuni vitigni, come appunto quello del nobile e antico Sangiovese, che, arrivato dalla Grecia, approda inizialmente in Sicilia per poi risalire la nostra penisola, con una invasione lenta ed inesorabile. Lasciando lungo il suo percorso una scia di innumerevoli figli e figliastri.

La ricerca sulla genetica della vite ha permesso infatti di individuare pochi vitigni primari, detti “ancestrali”, che hanno lasciato la loro impronta genetica sulla vasta ricchezza di vitigni presenti in Italia. Nomi affascinanti, lo Stinto Porcino ad esempio. Ma anche il Montonico Bianco, l’Aglianico, la Termarina, l’Orsolina, l’Uva Tosca, la Visparola ed appunto, il “nostro” nobile Sangiovese.

Ma la nobiltà per questa volta la vogliamo lasciare da parte. Lasciamo fra le loro corti questi aristocratici vitigni, lasciamoli ad i loro fasti immortali.

Questa sera vogliamo dare lustro a quel patrimonio genetico di vitigni, a volte erroneamente definiti “minori”, perché la storia con loro non è stata benevola, per vari motivi. Perché la storia non fa sconti, perché la storia la scrivono sempre i vincitori.

 

L’elenco di vitigni rari della Regione Toscana è davvero notevole, ognuno di questi ha rischiato con la sua pelle un improvvido confronto con il Sangiovese, vincente per qualità media, costanza della sua produttività, resistenza alle malattie…

Fortunatamente per questi “minori”, ha sempre presentato alcuni problemi, che ne hanno richiesto l’aiuto in vinificazione per compensare le sue lacune.

Ma questa visione penalizzante (alleluia!) in questi ultimi anni sta venendo meno, grazie allo splendido lavoro di alcuni piccoli e piccolissimi produttori e ad alcune “aziende custodi” che con tenacia hanno deciso di proteggere questa nostra incommensurabile ricchezza e varietà genetica, riuscendo a creare talvolta alcuni tesori fino a qualche decennio fa inimmaginabili.

 

La storia è ciclica, dicevo.

Il riscaldamento climatico che privilegia vitigni un tempo scartati per eccessiva acidità, maggiori attenzioni in vigna e cantina, minori necessità di produrre quantità a scapito della qualità… la storia sta finalmente cambiando anche per questi rari e “minori” vitigni, per troppo tempo posti ai margini.

 

Sarebbe uno sforzo sovraumano, per chi scrive, ma anche per il lettore, citarli tutti. Ben 54 sono i vitigni rari iscritti alla Regione Toscana, tutt’oggi sopravvissuti e conservati.

Su qualcuno di essi merita però soffermarci e non solo a parole. Merita uscire, muoversi, viaggiare, andarli a scovare, scoprire dove essi son di casa, assaggiarli, fantasticare…

Perché la diversità (in ogni ambito) è un tesoro non solo da sopportare, ma anche da tutelare, da condividere, da conoscere.

 

È una storia ancora tutta da scrivere.

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