manifesto del bevitore
1. noi vogliamo cantare l’amor per il vino, l’abitudine all’ebrezza e alla sbronza
2. sete, passione e alcolismo saranno elementi essenziali della nostra vita.
3. la letteratura esaltò fino ad oggi la legnosità barriccosa, la noia e il sonno. Noi vogliamo esaltare la bevuta aggressiva, l’insonnia febbrile, il gomito ed il bicchiere.
4. noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza del vino. Un vino rosso col suo tannino adorno di setosi fili simili a serpenti dall’alito esplosivo… un vino ruggente che sembra scorrere in gola come sulla mitraglia.
5. noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il bicchiere, il cui stelo ideale attraversa la Terra, lanciata in corsa sul circuito della sua orbita
6. bisogna che il bevitore si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico clamore della sua cantina.
7. non v’è più bellezza, se non nella sbronza. Nessuna bevuta che non abbia un fine estatico può essere un capolavoro. La bevuta deve essere concepita come un violento assalto contro papille ignote, per ridurle a prostrarsi davanti al vino.
8. noi siamo sul promontorio estremo dei secoli! Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo bere l’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, perché siamo perennemente ubriachi.
9. noi vogliamo glorificare i banchetti, sola orgia del mondo, la carne, il pesce, il buon cibo per cui si muore e il disprezzo per l’acqua.
10. noi vogliamo distruggere i distributori di acqua nelle piazze, le fabbriche di plastica e di lattina e combattere contro il moralismo, il vino dealcolato e ogni altra viltà opportunistica o utilitaria.
11. noi canteremo le grandi folle agitate dall’alcool, dal piacere e dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle festone nelle piazze di ogni dove; canteremo il vibrante fervore notturno di chi vaga senza meta; i beoni ingordi, divoratrici di vino che tracannano; i ponti simili a ginnasti che scavalcano fiumi rossi e bianchi, balenanti al sole con un luccichio di cavatappi; gli assetati avventurosi che fiutano l’orizzonte, i degustatori dall’ampio stomaco, che scalpitano come enormi maiali imbrigliati nei loro trogoli, e il volo scivolante di chi si lancia su vasche di vino, le cui braccia garriscono al vento come bandiere e sembrano applaudire come una folla entusiasta.