FINGER LAKES, OVVERO: come fare latte dall’uva o vino dalle mucche
Era una sera come tutte le altre.
O forse no.
Ricominciamo: avrebbe dovuto essere una sera come tutte le altre!
E invece decisi di immolarmi al sacro altare del mio PRIMO servizio in smoking.
Una sana follia mista a inconsapevolezza, mi portò a candidarmi per QUELL’evento: i vini dei Finger Lakes!
Volevo esordire col botto, volevo farlo in divisa ad una serata speciale con servizio al tavolo, volevo che fosse qualcosa da ricordare.
Mio malgrado, seppi solamente dopo che a quella serata avrebbero partecipato anche il Console degli USA, suo marito e l’Attaché all’Agricoltura USA.
Ecco, ora ne ero certo che sarebbe stata una serata da ricordare!
Iniziarono a circolare i primi messaggi “minatori” a noi poveri sommelier, sul nostro capo pendeva la minaccia dei nostri capi. Immaginate cosa sarebbe potuto succedere se avessimo versato addosso il vino al Console? Se magari, inciampando su uno dei mille fili delle illuminazioni, degli audio, cavi di sicurezza o ragnatele di Spiderman, qualcuno fosse finito bottiglia in mano addosso al Console… la terza guerra nucleare poteva solamente accompagnare.
Ecco, in questo clima di rilassata fiducia nelle nostre capacità di non far esplodere una crisi diplomatica Italia-USA, mi presentai bello in ghingheri al mio primo servizio importante.
Potete immaginare il mio stato d’animo.
Fortunatamente al mio fianco avevo un caposervizio, anzi no, un amico, anzi no, un eroe. Non l’eroe che meritavamo, ma quello di cui avevamo bisogno, per utilizzare una famosa citazione cinematografica. Di lui magari ne parlerò approfonditamente altrove, questo non è il contesto adatto, sappiate però che tutto filò INCREDIBILMENTE liscio. Guerre non furono dichiarate, nemmeno nuovi dazi all’import.
Fu una bellissima serata.
Oddio, in realtà di episodi surreali ne capitarono diversi, compreso un astante che aveva preso di petto i vini dei Finger Lakes e pretendeva di confrontarli, per prezzi a caratteristiche, non so per quale arcano motivo, ai migliori Bordeaux o ai Grand Cru di Borgogna, senza un preciso nesso.
Ma “si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio”. E per questa volta l’abbozzo con le citazioni.
Ad ogni modo, sia come sia, per fortuna, bravura o casualità, fu davvero una bella serata.
Fui molto attento al servizio, ma altrettanto fui attento al racconto della serata. Questo fu uno degli eventi che contribuì maggiormente ad accendere in me la scintilla della curiosità.
Finger Lakes: chi avrebbe mai pensato prima che mi sarei così tanto incarognito alla ricerca di vini di zone meno famose, meno chiacchierate, meno “cool”, e che questa cosa avrebbe avuto un ruolo così importante, affascinante e appagante nel mio percorso di crescita? Figuratevi, l’estate successiva decisi perfino di andarci, nei Finger Lakes! Per toccare con mano ciò che avevo capito, che mi aveva incuriosito, di quei vini e di quel territorio.
E allora, dopo questo enorme pippone, parliamone un secondo di questi Finger Lakes!
Undici laghi, di forma stretta e allungata, che ricordano le dita di due mani (vabbè, una avanzava…perdonatela!) che dal versante americano arrivano a solleticare le rive del lago Ontario.
Pare che per i nativi americani questo luogo fosse considerato benedetto dal Grande Spirito ed una volta visto coi miei occhi devo dirvelo: come dargli torto?
I nomi dei laghi: Cayuga, Seneca, Keuka, Otisco, Owasco, Skaneateles, Canandaigua, Honeoye, Canadice, Hemlock, Conesus. Tutti nomi di tribù locali, ultimi avamposti a contrastare un Occidente in inarrestabile espansione.
Potrei soffermarmi a parlare dei Vichinghi che (pure loro!) sbarcarono in queste terre, chiamando questa regione “Vinland” (chissà perché ???) … o potrei continuare annoiandovi con seriose disquisizioni di carattere climatico/geologico. Ma a che pro?
Ciò che mi rimase impresso subito fu invece la bellezza, la magia che traspare dalle nebbie mattutine risalenti dai laghi. È veramente una terra benedetta!
Estremo nord per la viticoltura, eppure i laghi donano alle vigne quel calore necessario… il resto lo fa la cultura e la tradizione finalmente molto poco europea di chi in quei posti ci vive e fa vino da generazioni. E per loro fare il vino è un po’ come fare latte: un prodotto ancora privo (in gran parte) di quel marketing asfissiante, di quella seriosità e pseudocultura che per forza di cose al giorno d’oggi deve ammantare ogni racconto di vino e di terroir.
Lì fanno ancora latte, a volte di mucca, a volte di uva.
Potremmo entrare nel tecnico e raccontare di vini dove è ancora a volte presente un po’ di quella rusticità tipica, che io associo alla leggerezza del viver sani, senza inventarsi pantomime per sembrare più belli.
Sono vini genuini, sarebbero piaciuti moltissimo a Mario Soldati.
Sono vini che hanno difetti, fortunatamente.
Sono vini da climi freddi.
Non a caso troviamo tanto Riesling, ma anche tanto Vidal, troviamo ibridi come il Cayuga, come il Traminette. Ovviamente, troviamo anche l’onnipresente Chardonnay.
Sono vini freschi, accoglienti, spesso leggermente abboccati, come la gente del luogo.
Vini semplici e puri
Ovviamente ci sono anche cantine più moderne, che propongono vini più classici, per fortuna non sono ancora moltissime.
Gli abbinamenti? Un po’ come viene, come da autentica cultura americana. Perché quando bevi un vino, è giusto fondersi con la cultura del posto in cui sei, è il modo miglior per apprezzarne la sua natura. Fuori da lì, non sarà più lo stesso. Magari sarà meglio (dubito!), ma non sarà più lo stesso.
Degusterete vini spesso serviti ancora su piccoli recipienti di plastica come quelli che nei ristoranti servono per mettere il ketchup, nella più classica delle modalità self-service senza nessuno che ve li “racconti”, rilassati su una sedia di legno affacciata su una splendida vigna che scivola verso uno di quei meravigliosi laghi mentre la gente del posto, sulle proprie barche anni 80, trascorre pacifiche vite.
E poi ancora parchi, incantevoli vallate, cascate, laghi, sole, tanto sole.
E un circuito in cui un tempo correva perfino la Formula1!
Hanno tutto da queste parti, ma hanno soprattutto la magia che spesso, alle nostre latitudini, è andata persa.
Puoi trovarne un estratto anche su www.retrogusti.com