DI VINO E DI ALTRE SCIOCCHEZZE - un sogno che si realizza
Ebbene sì. Sono anche un produttore.
Chi lo avrebbe mai detto?
Oddio, in realtà, nel momento in cui scrivo, non ho ancora schiacciato un solo acino d’uva.
Ma produrre vino non è solo un atto fisico. No.
È più che altro uno stato mentale.
Tutto nasce qualche anno fa, quando anche io, come tanti che hanno intrapreso il mio percorso, ho voluto cercare di dare una svolta al mio personalissimo rapporto con il vino.
Prendere un diploma, da sommelier, poteva sembrare l’opzione giusta per dare, appunto, una professione, o magari anche solo un vestito più nobile, al mio quotidiano bere.
Partito con pochissime aspettative e ancor meno certezze, mi sono ritrovato via via immerso in un mondo così enorme che faticavo anche solo a immaginare.
Ma questa non sarà la storia del mio corso da sommelier.
Anche perché, non fu tanto quello che accadeva in quelle 3 ore alla settimana, ma quello che accadeva fuori, durante il resto del tempo, a cambiare per sempre le mie vedute.
Prima, il vino era solo una bevanda. Piacevole, divertente, tutto quello che volete, per carità.
Ma era solo una bevanda.
Poi, lentamente, la prospettiva iniziava a cambiare: la bevanda iniziava a diventare un paesaggio, una storia, parte di una cultura.
Il vino stava cambiando nella mia ottica e stava diventando soggetto coprotagonista di un viaggio.
Un viaggio fatto da me, o da altri prima e dopo di me.
Iniziai a desiderare di farne parte.
Iniziai a desiderare così di avere la mia parte in questo viaggio, pensai che la cosa più logica fosse quella di capire la sua origine, la sua natura.
Inizia a fantasticare di una MIA vigna.
Iniziai a sognarla, a progettarla. Su, nel bosco abitato dagli elfi, dove vivo con la mia famiglia.
Dove tutto nacque.
Una passeggiata nel bosco, un raro e meraviglioso fiore, l’ispirazione che aspettavo.
Dovevo piantare lì la mia vigna.
Così comprai le prime 300 barbatelle, ormai 3 anni fa, ne feci il mio giardino vitato.
Oggi, a quelle 300 piantine iniziali, se ne sono aggiunte altre 5000. E una piccola cantina, che sto ultimando.
Fra pochi mesi ci sarà la mia prima vendemmia, il mio primo vino.
Si vive di momenti, si vive di emozioni.
Occorre aspettare, con pazienza. Occorre capire, occorre osservare, avere rispetto dei tempi.
Anche questo è fare vino.
Sembrava tutto facile, all’inizio.
Sembrava.
Si fa lo scasso, l’impianto, si ordinano le barbatelle, si piantano, si aspetta che crescano, 3 anni, producono uva, si raccoglie l’uva, si vinifica.
Semplice, no?
Col cavolo!
Dopotutto, che gusto ci sarebbe se fosse tutto facile nella vita? I risultati più attesi sono quelli che arrivano al termine di fatica e passione, no?
E tutto questo non si impara dai libri. Lì, tutt’al più, elencano i processi.
La fatica si impara sul campo (proprio il campo eh!!), la passione è il motore che ci spinge.
Un vecchio proverbio contadino dice: “la terra è bassa”
Uh, se è vero! La terra è fatica, ma è anche tanta, tanta soddisfazione.
Ricordo ancora il primo inverno, dopo l’impianto. Con gli occhi ancora pieni solamente di sogni e la testa sgombra di pensieri.
La prima gelata, le mie 300 barbatelline in pericolo!
Come due pazzi, io e Daniela (mia moglie), in attesa del nostro secondo figlio, piegati a ricoprire una per una di ovatta ogni singola piantina! Che follia, a ripensarci!
Pure poco utile a dire il vero, perché non erano nemmeno ancora germogliate.
Ma sapete una cosa? Lo rifarei altre mille volte!
Alla fine, è anche questo il senso di produrre vino: come dicevo prima, uno stato mentale.
Una sana follia.
Di lì in poi, tutto in salita. Le gelate primaverili, il caldo torrido estivo, la siccità, le battaglie contro le malattie…. È tutto una sfida! Una bellissima sfida.
Nel frattempo non si smette mai di sognare, si pensa all’etichetta, al nome dei vini. Per fortuna mi aiuta Daniela. La rimprovero troppo, vorrei che fosse sempre sulla mia lunghezza d’onda, vorrei che fosse costantemente al pari dei miei pensieri. Ma capisco che il viaggio è mio e lei mi accompagna.
Sempre presente, ma con la sua di testa.
Alla fine poi, nasce l’etichetta, nasce il nome del vino. Visualizzo l’etichetta nella mia mente e visualizzo già la bottiglia piena. Sono già un produttore, senza esserlo. Lo sono nella mia testa.
I macchinari ci sono, la cantina è pronta. Le chiavi sono inserite nel quadro, resta solo da girare l’accensione. Ingranare la marcia e partire.
Sono qui a scrivere, a due mesi dalla mia prima vendemmia. Senza aver mai raccolto un acino, senza averne mai schiacciato uno in vita mia.
E mi sento ugualmente un produttore.
Sento che farò un gran vino, sento che sarà uno spettacolo!
Sento che tutto sarà meraviglioso.
Poiché, dopotutto, non è la destinazione, ma il viaggio che conta.